Imparare nella distanza e nella mancanza

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Imparare nella distanza e nella mancanza

In questo ’tempo altro’ insegno a distanza Hatha Yoga, Meditazione e Pranayma utilizzando le diverse piattaforme e ho fatto altresì l’esperienze di assistere come allieva ad alcune lezioni; volevo mettermi nei panni dei miei allievi e dei miei studenti, per comprendere meglio, nella distanza,  la loro posizione e il loro punto di vista.
Ecco il diario della mia esperienza:

La tecnica arriva, con un buono schermo, delle spiegazioni idonee, un buon timbro di voce. Ho già praticato e per me più semplice seguire.
Nell’ascolto profondo di ciò che accade, ecco affiorare ad un certo punto un senso di vuoto, di solitudine: è il senso della distanza che si manifesta.
A questo segue un senso di smarrimento. Affiorano domande come: ‘dove mi trovo?’, ‘cosa sto facendo?’. Mi guardo intorno e sono sola. Mi sento perduta.
Vorrei dire qualche parola, emettere un suono che possa essere percepito come un desiderio di conforto, vorrei far sapere a chi si trova a chilometri di distanza, ma vicino a me dentro uno schermo, come mi sento, cosa si muove dentro il mio corpo. Vorrei che un altro essere umano respirasse a pochi metri da me portandomi via lo spazio e l’aria e facendomi sentire la sua presenza insistente e opprimente.

Per qualche attimo scelgo di diventare inconsapevole, non voglio essere lì, sommersa da quel vuoto, dalla mancanza di esseri umani intorno a me.
Poi ritorno al respiro, come se mi fosse mancata l’aria fino a qualche attimo prima; ora il respiro mi nutre, mi riempie, mi riavvicina a me; colma il vuoto che era creato dall’essere li da sola a fare le pratiche fisiche che già conosco da molto tempo.  E’ il vuoto creato non solo dalla mancanza di persone intorno, ma anche dall’assenza di me da ma stessa.
Allora mi riprendo per mano, cerco nuovi appigli per ritornare lì, esattamente dove sono.  Osservo la mancanza dell’altro ancora dentro di me, mi ritrovo. Riprendo a seguire la lezione.
So che non è la stessa cosa, sento che la mancanza è ancora persistente, ma quell’essermi ritrovata, quell’aver ritrovato il respiro,  attenua quel senso di solitudine e di distanza; in compagnia di me stessa, sono meno sola e mi sento più vicina all’umanità.

Smarrimento e solitudine sono reali e si nutrono di una distanza oggettiva, della  mancanza di contatto umano, del desiderio di conforto e dell’essere riconosciuta come essere umano, vivo e tangibile. Esisto anche se non puoi toccarmi, esisti anche se non posso toccarti, esistiamo nella mancanza dell’abbraccio che ci fa sentire uguali e ci unisce, ci rende grandi e miserabili allo stesso tempo, bisognosi e timorosi di fronte alla vita.

Rita Casadio | Marzo 2020

 

2020-03-31T16:02:09+02:00 News/Articoli|

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