La base di un buon movimento è costituita da schemi funzionali corretti.
I social media pullulano di consigli su svariati tipi di esercizi; persone che mostrano come allenare una specifica parte del corpo il tutto confezionato con titoli studiati per compiacere gli algoritmi delle piattaforme.
Il movimento casuale non funziona
Ci sono molte ragioni per cui approcci così frammentari semplicemente non funzionano a dovere.
Innanzitutto, il corpo non impara mai gli esercizi “a pezzi”; apprende invece schemi di movimento.
Dal punto di vista del corpo, non esiste una distinzione netta tra ciò che etichettiamo come “esercizio” e ciò che definiamo semplicemente “movimento”. Ci muoviamo continuamente nel corso della giornata. A volte lo facciamo con maggiore vigore e seguendo schemi più intenzionali, definendo tale attività “esercizio fisico”. Tuttavia, il cervello utilizza gli stessi circuiti e schemi motori per controllare quell’esercizio così come per qualsiasi altro movimento compiuto durante il resto della giornata.
Movimento e cervello
Ogni movimento che eseguiamo si integra sempre negli schemi motori preesistenti che il sistema nervoso ha già appreso e continua a mettere in atto.
Se seguiamo le istruzioni non corrette, finiamo per disallineare il nostro percorso di apprendimento dalla realtà di come il sistema nervoso costruisce il movimento.
Prendiamo ad esempio la spalla. Sui social media si trovano innumerevoli video che ne illustrano svariati esercizi, ma si tratta di un modo frammentario e inefficiente di comprendere l’uso efficace del complesso articolare della spalla, poiché quest’ultima non è una singola articolazione. È una catena di articolazioni, collegata in ultima analisi all’asse centrale del corpo: la colonna vertebrale.
La spalla non è semplicemente una spalla
Ma è attraversata da muscoli, legamenti, fasce e articolazioni:
La scapola è collegata alla colonna vertebrale. La clavicola è collegata alla scapola da un lato e allo sterno dall’altro. Le costole collegano la colonna vertebrale allo sterno. La scapola è collegata alle costole. E l’osso del braccio è collegato sia alla scapola che alle costole.
Se tutto ciò sembra complesso, è perché lo è davvero.
Prendi, ad esempio, un semplice movimento che compi ogni giorno: sollevare il braccio verso l’alto. Quando alzi il braccio, la scapola e la clavicola si muovono in sincronia con l’osso del braccio. Il cervello non concepisce questi movimenti in modo isolato.
Nel sollevare il braccio, l’estremità esterna della clavicola si alza e l’osso ruota attorno al proprio asse longitudinale. La scapola si solleva e ruota verso l’esterno: la sua punta inferiore si sposta verso l’esterno e la parte superiore verso l’interno, ruotando attorno a un asse passante approssimativamente per il suo centro. Ogni volta che sollevi il braccio, tutti questi movimenti devono essere coordinati e avvenire simultaneamente affinché il braccio si muova correttamente.
Un approccio logico
Imparare esercizi in modo frammentario ti lascerà nell’incertezza su cosa sia importante e quando, su come muoverti in diverse situazioni e su cosa sia sicuro o meno.
Al contrario, se investi tempo ed energie per comprendere e apprendere efficacemente questo schema, ti garantirai una buona funzionalità della spalla per il resto della vita.
Esiste un approccio logico e valido per apprendere un buon movimento funzionale: osservare, ascoltare, comprendere, percepire, muoversi, ripetere, ottimizzare.
Impara a percepire il complesso articolare della spalla, a mobilizzarlo, stabilizzarlo e rinforzarlo. Applica lo stesso metodo anche ad altre aree chiave del corpo.
Potrebbero volerci alcuni mesi di apprendimento, ma quel piccolo sforzo e investimento iniziale sono di gran lunga più sicuri ed efficaci rispetto al perdere tempo imparando esercizi isolati qua e là..
E’ la scelta più saggia: impara gli schemi di movimento funzionali e ti muoverai bene per tutta la vita.
Rita Casadio| Settembre 2026
